Finanze

Moody's declassa il debito Usa: nessuna agenzia concede più la tripla A al più grande debitore del mondo

Il 16 maggio 2025, Moody’s ha declassato il rating del debito americano da AAA ad Aa1, diventando l’ultima delle tre grandi agenzie a farlo. Il debito pubblico supera i 36mila miliardi di dollari, il deficit previsto per il 2026 è pari al 7% del Pil e il pacchetto fiscale di Trump potrebbe peggiorare entrambe le cifre. Il mercato dice che non gli interessa. Gli economisti dicono che dovresti preoccuparti.

Di Marta Ferrer··3 min di lettura·
Moody's taglia il debito americano

Moody's taglia il debito americano

Per più di un secolo, il debito pubblico degli Stati Uniti è stato considerato l'asset privo di rischio per eccellenza. I titoli del Tesoro americano erano il punto di riferimento globale: il tasso privo di rischio su cui era costruita l’intera architettura internazionale di valutazione finanziaria. Questa certezza si basava, tra l'altro, sul fatto che le tre principali agenzie di rating del credito, S&P, Fitch e Moody's, avevano assegnato al debito americano il rating massimo: tripla A.

S&P è stata la prima a rompere questa unanimità, nell'agosto 2011, abbassando il rating americano per la prima volta nella storia. Fitch ha seguito le loro orme nell'agosto 2023. E il 16 maggio 2025, Moody's è stata l'ultima a cadere: ha abbassato il rating da Aaa ad Aa1, completando quella che gli economisti chiamano la "perdita dell'ultimo scudo": nessuna delle tre grandi agenzie ritiene più che il debito americano meriti il ​​rating più alto possibile.

Perché Moody's lo ha fatto e perché ora

Il ragionamento di Moody era esplicito e diretto: il deficit fiscale americano è in aumento da un decennio senza che alcuna amministrazione o Congresso abbia preso misure serie per fermarlo. Il debito pubblico supera i 36mila miliardi di dollari – circa il 125% del PIL – e il pagamento degli interessi su quel debito già consuma una parte del bilancio federale senza precedenti in tempo di pace. Moody's prevede che il deficit potrebbe raggiungere quasi il 9% del PIL nel 2035, rispetto al 6,4% di oggi.

Il momento non è casuale. Moody's ha effettuato il downgrade nel contesto dei negoziati al Congresso sul pacchetto fiscale di Trump - il "grande, bellissimo disegno di legge" - che include estensioni dei tagli fiscali del 2017 e nuove riduzioni. Il comitato congiunto sulla tassazione del Congresso ha stimato che un simile pacchetto potrebbe aumentare il deficit di diversi trilioni di dollari nel prossimo decennio. Il declassamento di Moody's è stato, in questo senso, anche un messaggio politico.

Debito statunitense: i numeri che ti preoccupano

  • Debito pubblico totale: >36 trilioni di dollari (~125% del PIL)
  • Deficit fiscale 2026 (previsto): ~7% del PIL
  • Deficit previsto per il 2035 (Moody's): fino al 9% del PIL
  • Rating attuali: S&P AA+ (dal 2011) · Fitch AA+ (dal 2023) · Moody's Aa1 (dal maggio 2025)
  • Impatto sui cittadini (secondo gli analisti): rende più costosi mutui, prestiti auto e debito studentesco
  • Precedenti: dopo i downgrade del 2011 e del 2023, l'S&P è sceso di circa il 10% per poi aumentare del +35% in 12 mesi

Cosa dice la storia e cosa dice il mercato

I precedenti storici relativi alla riduzione del debito americano sono sorprendenti. Nell'agosto 2011, in seguito al downgrade dell'S&P, l'indice S&P 500 è sceso del 10,37% nei successivi 41 giorni. Nell’agosto 2023, dopo il downgrade di Fitch, è sceso del 10,31% in 58 giorni. In entrambi i casi, dodici mesi dopo, l’indice era del 35-37% superiore al livello precedente al declassamento. Il mercato ha imparato, in questo senso, a non reagire permanentemente a questi segnali. La reazione immediata potrebbe essere negativa, ma i fondamentali dell’economia americana – le sue dimensioni, la sua produttività, il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale – hanno costantemente prevalso.

Tuttavia, ci sono economisti che avvertono che questa storia potrebbe non ripetersi all'infinito. Il debito americano nel 2011 era pari al 95% del Pil; oggi è al 125%. La spesa per interessi nel 2011 rappresentava l'1,7% del PIL; oggi sfiorano il 3%. Esiste un livello di debito oltre il quale i mercati non perdonano più e, sebbene nessuno sappia esattamente dove si trovi tale soglia, ogni nuova riduzione e ogni nuovo pacchetto di tagli fiscali non finanziati avvicina la situazione a quel punto.

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